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Rinnovabile per Natura. A Belgrado un albero liquido produce ossigeno.

Per molti italiani Belgrado è prima di tutto calcio: la Stella Rossa che nel 1991, a Bari, alzò la Coppa dei Campioni battendo il Marsiglia ai rigori. Ma in tempi recenti, la capitale serba, alla confluenza tra Sava e Danubio, è anche una delle città che più attivamente sta cercando soluzioni al cambiamento climatico.

Proprio in Makedonska ulica, davanti al municipio di Stari Grad, nel centro di Belgrado, c’è una panchina che respira. Sotto la seduta non c’è terra né radici, ma una vasca di vetro con 600 litri d’acqua verde, piena di microalghe. I belgradesi la chiamano “albero liquido”; il suo nome ufficiale è LIQUID3.

Come molte città dell’Europa sud-orientale, Belgrado ha un rapporto complicato con la qualità dell’aria. Secondo l’Associazione ecologica nazionale serba, almeno tre cittadini su quattro respirano aria con troppe polveri sottili, e il tema è diventato una priorità di salute pubblica.

Tutto è partito da un appello dell’UNDP Serbia, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, per trovare soluzioni contro l’inquinamento. All’Istituto di ricerca multidisciplinare dell’Università di Belgrado ha risposto un gruppo guidato da Ivan Spasojević, biofisico, con l’idea di portare la fotosintesi dove un albero vero non può vivere.

Come funziona l'albero liquido

LIQUID3 è una vasca di vetro con 600 litri d’acqua e microalghe. Un pannello solare alimenta una piccola pompa, che soffia aria nella vasca attraverso minuscoli fori. Le alghe svolgono la fotosintesi: trasformano acqua e CO2 in ossigeno, che torna nell’aria.

Un vantaggio chiave è l’inverno. Quando gli alberi a foglia caduca smettono di fare fotosintesi, le alghe continuano a svolgere la fotosintesi. Secondo Spasojević sono anche più resistenti ai metalli pesanti: analizzando la biomassa, il team stima che ripuliscano da questi metalli tra 300 e 3.000 metri cubi d’aria

Un futuro che respira

LIQUID3 è ancora un prototipo, ma indica una direzione. Se le rinnovabili ci insegnano a produrre energia senza consumare il pianeta, l’albero liquido ricorda che la natura è la prima tecnologia pulita, e che può entrare anche dove il cemento sembra non lasciare spazio.

Da una capitale famosa per il calcio arriva una piccola lezione: la transizione ecologica non passa solo dalle energie rinnovabili, ma dall’integrazione di queste con la fantasia con cui ripensiamo i luoghi in cui viviamo.

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 Written by

Anna Dolzan

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